Ciao Enzo, Fabio, Alessia!

Secondo me nella Short story i personaggi hanno una caratterizzazione meno marcata. Sono diversi, sì, ma non è questa diversità il fulcro della vicenda, che a me appare più omogenea: cerco di spiegarmi, mi sembra che nel racconto i due protagonisti emergano meno come individualità e più come "coppia". La messa a fuoco è sulle dinamiche della loro relazione e meno sulle loro dinamiche singole. Ciò si deve al fatto che il contesto, nella short story, è ridotto all'osso, mentre nel film ha molto + spazio.
Il film fa una scelta precisa, enfatizza le componenti caratteriali che differenziano i due: direi che spinge l'acceleratore su quest'aspetto e ne fa uno dei temi maggiori (se non il maggiore). In questo senso l'Ennis del film è un altra cosa rispetto al libro, così come Jack. In questa operazione di espansione dell'elemento caratteriale dei due personaggi, secondo me, ci son cose che si perdono e altre che si acquistano.
Indubitabilmente Ennis cinematografico ha uno spessore maggiore, la sua inamovibilità, il suo stoico mutismo, la chiusura totale gli dona un'aurea quasi eroica. Converrete che ciò ne moltiplica le potenzialità drammatiche! Però a questo risultato si sacrifica un po' di chiarezza e di "plausibilità" della storia: mettere in piedi un Ennis siffatto significa tacere tacere e tacere, fino a rendere davvero troppo ermetici certi passaggi che nel libro invece risultano meno ostici: li avete già citati, due o tre battute, ma davvero importantissime.
Jack, beh, qui forse secondo me l'operazione è meno riuscita. Ebbene sì, io preferisco il Jack del libro. Il film lo fa davvero troppo sognatore, troppo "facilone" (esagero volutamente), e anche a tratti un po' troppo smaliziato. Sarò io che sono un po' allergico a quest'aureola romantica che tutti sottolineano... Quello del suo personaggio però è un destino segnato nel momento in cui la sceneggiatura predilige Ennis come "nodo tragico" e quindi affida per forza di cose a Jack un ruolo di "spalla" (tutto ciò che Ennis non fa lo deve fare Jack, tutto ciò che Ennis non dice lo deve dire Jack, tutte le decisioni che Ennis non prende le deve prendere Jack etc.). E' il classico gioco delle complementarietà, sì. Però è rischioso, un po' banalizza, secondo me. Il racconto, tagliando meno nettamente i confini dei ruoli fra i due, secondo me è più profondo nel suo insieme, e infatti non conosce i passaggi a vuoto che invece ha il film. Nel racconto la storia procede secondo una linea quasi già scritta senza assegnare a uno dei due responsabilità particolari: le cose vanno come dovevano andare, punto. Il film invece aggiusta di più il tiro sul senso del rammarico e del rimpianto (il finale, il finale!!!) ed è costretto ad addossare su di Ennis un carico tremendo di responsabilità, che lo schiaccia. Il suo personaggio ne emerge con una grandezza che è difficile non riconoscere, manca però un po' di quella
rassegnazione naturale, quasi "ambientale", di cui parlava Fabio nel suo commento + generale a tutti i racconti di "Gente del Wyoming".