Mah, sarà Enzo. Ma mi sembran sciocchezze. Credo che l'esasperata attenzione ai nominalismi, con annessa scarsa attenzione alla sostanza, sia una delle malattie del nostro paese. Basta guardare al dibattito politico.
Scorrendo veloce "Repubblica" di oggi, fra le poche cose che ho letto c'è un pezzo nella pagina dei commenti, firmato da Livi Bacci, studioso di demografia all'università di Firenze molto interessante da questo punto di vista. Tratta delle unioni civili e dei cosiddetti pacs e si lamenta proprio di come nel dibattito ci si arruffi su questioni di lana caprina, esclusivamente nominalistiche, senza badare alla questione principale, ovvero gli obiettivi che si vogliono perseguire con un provedimento di legge. Accapigliarsi sulla distinzione fra diritti civili da riconoscere all'unione di fatto oppure diritti da riconoscere solo ai singoli che la compongono ha poco senso visto che tali diritti individuali cmq nascono solo ed esclusivamente in virtù del fatto che esiste una coppia. E poi l'altra questione tecnica sul prevedere un registro staccato e apposito in cui registrare tali unioni oppure prevedere una semplice annotazione a margine nei già esistenti registri anagrafici: il commentatore si chiede se invece di basarsi sul fatto che nel primo caso Ruini si arrabbia e nel secondo invece forse no, bisognerebbe solo preoccuparsi di quale dei due metodi sia più efficiente e meno costoso per le pubbliche amministrazioni. Mi sembra una considerazione di un buon senso disarmante. Eppure sicuramente non è questo ciò che guida il legislatore italiano...