i...E però mi par di poter dire che un cinema che è solo asettica narrazione di storie si avvicina molto al documentarismo, e invece il cinema diventa un'arte capace di emozionare e di coinvolgere proprio nel momento in cui cerca quella famosa "mimesi", attraverso gli strumenti tecnici che gli sono propri.
chi dice che debba essere asettica? Io da una storia vorrei solo che avesse un senso compiuto. Lo sai qual è il film che trovo più irritante, dal mio punto di vista?
Mulholland Drive. Ecco, è proprio il genere Lynch che non sopporto...quello visionario, dove alla fine si scopre che niente di quello che hai visto nelle ultime due ore della tua vita era una storia (vera o fittizia, nel cinema non c'è differenza), ma il parto di una discutibile fantasia.....Ammetto di avere un'impostazione un po' rigida su questo, ma CAVOLO! una storia è una storia. Dove succedono delle cose, dove si vivono emozioni originate da cose!
...La finestra aperta alla speranza che tu vedi nel finale del film, io a dire il vero non la vedo affatto.
ma guarda che non la vedo nemmeno io. Sono i fautori dell'Ennis uscito fuori del closet a vederla!
... Vedo solo una finestra aperta su una sconfinata tristezza, sulla rassegnazione. .
....e che non a caso si apre su un paesaggio desolatamente piatto, così lontano e diverso dalla loro montagna incantata......
i come una sorta di giuramento postumo. Come il venir fuori finalmente, oltre tempo massimo, di qualcosa che covava dentro di Ennis da sempre. La semplice presa di coscienza dell'ineluttabilità di un sentimento. Le altre interpretazioni le ho sempre trovate banali e fuorvianti.
ti dirò, la mia interpretazione di quel
I swear è effettivamente la più semplice possibile. Per me sottintende
I love you. Solo che - e qui è il grumo veramente tragico, desolatamente immutabile, di Ennis - la frase resta ancora strozzata, monca, incompiuta. Perchè nemmeno davanti al tempio che Ennis ha costruito in memoria dell'amico morto, un tempio di cui egli è l'unico custode e sacerdote, Ennis riesce a pronunciare la più semplice, naturale, desiderata e liberatoria frase degli amanti di ogni tempo e di ogni luogo:
io ti amo.
Ti ho sempre amato e ti amerò sempre. Chi di noi, amando, non ha spasimato dal desiderio di sentirselo dire? Chi di noi, sentendosi riamato, non ha esultato nel dirlo?
E' questa la vera condanna di Ennis.