Ho citato quel "commento-recensione" (che tra l'altro non è di un critico-giornalista ufficiale) più che altro perchè vi ho ri-trovato alcune sensazioni che erano state mie ai tempi della prima visione. O meglio mi conferma ciò che già io, nel mio piccolo (piccolissimo), ero arrivato ad ipotizzare per spiegarmi la mia iniziale freddezza-impaccio. Ho già scritto ampiamente qui (e soprattutto altrove) su questo fatto: sulla perplessità che avevo addosso dopo la prima visione. E sul tarlo dei giorni successivi per capire davvero questo film. Da cui la seconda visione a distanza di pochi giorni (dopo la salutare lettura del racconto).
Quella che l'autore della recensione chiama "mancanza dei corpi" esprime lo stesso concetto che io a suo tempo avevo riassunto parlando di "assunzione da parte del film del punto di vista di Ennis". Dissi in quei giorni che secondo me la pellicola sposava l'introversione caratteriale del personaggio, il suo "blocco emotivo" e in ciò si (auto)privava di ogni facile carica melodrammatica. Qui sta un nodo che è assieme la possibile pecca del film ma anche la sua maggiore dote, è il fatto che Lee decide di asciugare al massimo i toni, assumere un rigore narrativo totale e totalizzante. Che qualcuno può percepire come "freddezza", "manierismo", o peggio "edulcorazione"; e difatto intorno a questi tre temi ruotano tutte le critiche negative che ho letto in questi mesi. Che derivano proprio da quella visione per forza di cose "distratta" che non possono non avere i critici.
"La storia di un amore inevitabile, carnale, passionale, reale, impossibile "come solo al cine" eppure attaccata alla realtà in modo estremo e davvero quasi realista". Questa frase però mi fa capire come l'autore della recensione abbia però colto il punto, capendo che si tratta esattamente di una scelta del regista. E in questo mi sono ritrovato. Per questo l'ho citato.
Sono d'accordo.
Il regista, secondo me anche per intervento diretto dell'autore, che come sai ha sempre seguito da vicino la produzione del film, conserva "il punto di vista" di Ennis. La Proulx stessa, e' noto, dice come l'intuizione di Brokeback Mountain nasca "intorno" alla figura di Ennis.
E quindi il film permane caratterizzato da quello che chiami sinteticamente "freddezza". Cioe' si e' condotti a "vivere" la situazione del film, con gli occhi e col cuore di Ennis (che comunque rispetta la chiusura diffusa all'omosessualita' la' ed allora). Questo si innesta benissimo tra l'altro sullo stile volutamente scarno del racconto, che rimane nella sceneggiatura "scarna" e che secondo me rimane anche nel film (nonostante la lunghezza).
Mancano i corpi. E bella scoperta. Mancano i corpi si.
In vent'anni si vedono una volta per stagione. Certo che mancano i corpi. Ma secondo me devono mancare, dico a questo critico, perche' mancano anche a loro, al punto che Jack viene mandato in Messico dal regista a compensare la mancanza (ma basta guardare il suo viso per capire che e' tutt'altro che compensazione di felicita' non raggiunta, comunque) della carne. E chi ama questo film lo ama per la passione, in gran parte proprio frustata per la mancanza dell'aspetto carnale. Se la mancanza della passione svolta in erotismo fa dire a questo critico che ha trovato il film freddo, io ti facio notare che per sua amissione stessa lui riconosce al film la possibilita' di emozionare, ma
lui non si e' emozionato affatto e cio' significa che non ha colto proprio quello che invece ha coinvolto noi, cogliendolo chi alla prima, chi alla seconda, chi all'ennesima visione.
Sono d'accordissimo con te con la pervasione del film da parte della sensibilita' e del punto di vista di Ennis, passami i termini.
Per quanto riguarda Jack personalmente ho percorso il sentiero opposto. Da poco credibile che lo ritenevo alla prima visione, ora lo considero del tutto credibile. Lui e' molto piu' "navigato" di Ennis, e negli incontri della maturita' non e' piu' tanto nell'entusiasmo diretto che si coglie il suo amore (comunque sempre pervaso da una malinconia per un maggiore peso "relativo" da sopportare rispetto ad Ennis) quanto nelle considerazioni/implorazioni che gli sentiamo fare. Sono sue le frasi che si ricordano della seconda meta' del film (per lo meno fino a che e' ancora vivo).