Eheh Fabio, capisco (ma non approvo! ^^)) un po' di scetticismo...però la tematica del film dovrebbe essere di sicuro interesse anche per te.
Presentato e vittorioso a sorpresa Still Life è una produzione cinese diretta dal semi-sconosciuto Jia Zangh-ke che al Lido già aveva portato nella sezione Orizzonti, sempre quest’anno, il documentario Dong, opera per certi versi complementare a questa in concorso.
Fulcro di entrambi racconti (uno fiction e l’altro non fiction) è infatti la costruzione della mastodontica diga delle tre gole, destinata ad “inghiottire”, con le acque che permetterà di raccogliere dal Fiume Azzurro, parte del paesaggio circostante compresi siti archeologici e villaggi millenari.
Situazione non facile da denunciare in un regime totalitario, quello cinese, che difficilmente ammette critiche al proprio operato.
Jia Zangh-ke, nel film che gli è valso il Leone D’oro, racconta la storia, intrisa di malinconia e solitudine, di alcune persone in cerca del proprio passato ma che finiscono, volenti o nolenti, per rompere (anche violentemente) con esso.C’è chi, come l’operaio Han Sanming in cerca della figlia, finisce per integrarsi con l’ambiente che lo circonda e chi, come l’infermiera Shen Hong, dopo aver trovato quello che cercava…lo lascia e se ne va da sola.
Le storie si inseriscono in un quadretto sociale che ben fotografa lo squilibrio tra la cina dei poveri operai quasi nullatenenti e quella neocapitalistica dei ponti futuristici e delle dighe gargantuesche.
Immersi in una natura imponente (metaforicamente impressa nelle banconote) che offre allo sguardo della macchina da presa squarci paesaggistici di rara suggestione, assistiamo anche a fenomeni paranormali quali il passaggio di ufo o equilibristi sospesi tra un palazzo e l’alto che, a detta del regista, hanno la funzione di richiamare leggende e fantasticherie legate a quei luoghi.
La narrazione procede per capitoli, ciascuno dei quali è legato al nome di un oggetto d’uso quotidiano come sigarette, liquori, caramelle. Suddivisione non ben chiara che ha forse solo la funzione di ricordare oggetti inanimati che ancora legano gli abitanti di quel mondo in via di disgregazione.
Le figure che camminano per questi luoghi diroccati, arrugginiti, in via di demolizione, sono figure che paiono private della loro anima, della voglia di vivere, sono egoiste e sole. I ritmi sono quelli tipicamente orientali così come le perfette geometrie nelle inquadrature.
Tecnicamente mirabile (come gran parte dei film d’autore cinesi contemporanei), nobile e coraggioso nei contenuti il film aveva in effetti tutte le carte in regola per stregare la giuria di Venezia63. Così è stato, e non c’è da dispiacersene.
Notizia dell'ultima ora è che il film sarà distribuito in Italia dalla Lucky Red ad inizio 2007!